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Digital Nomad in Italia: tutto quello che devi sapere

Gli step per essere un Digital Nomad in Italia

Questa guida spiega in modo pratico come entrare e soggiornare in Italia con il nuovo visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto (visto nazionale di tipo D) e con il relativo permesso di soggiorno.

È pensata soprattutto per cittadini extra‑UE che svolgono lavoro da remoto ad alta qualificazione (freelance o dipendenti) e vogliono stabilirsi temporaneamente in Italia mantenendo la propria attività principale all’estero.

Quadro normativo di riferimento

Il visto per nomadi digitali è stato introdotto dalla Legge n. 25/2022, che ha inserito nel Testo Unico Immigrazione l’art. 27, comma 1, lett. q‑bis, dedicato ai «nomadi digitali e lavoratori da remoto», e reso operativo dal Decreto interministeriale 29 febbraio 2024, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 aprile 2024.

Rientra fra i visti nazionali di lunga durata (tipo D) e consente l’ingresso fuori dalle quote del Decreto Flussi, con un successivo permesso di soggiorno recante la dicitura «nomade digitale – lavoratore da remoto».

Chi è considerato “nomade digitale” e chi “lavoratore da remoto”

Il decreto distingue due figure, entrambe extra‑UE e altamente qualificate, che lavorano tramite strumenti tecnologici che permettono di operare da remoto.

FiguraInquadramentoDescrizione sintetica
Nomade digitaleLavoratore autonomoSvolge attività di lavoro autonomo da remoto, con partita IVA estera o italiana, mantenendo il focus principale dell’attività fuori dall’Italia
Lavoratore da remotoDipendente o collaboratoreSvolge lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa da remoto per un datore di lavoro/committente che può avere sede in Italia o all’estero

In entrambi i casi si parla di lavoratori altamente qualificati, per i quali è richiesto un certo livello di istruzione/esperienza e una retribuzione medio‑alta.

Requisiti generali per il visto nomade digitale

Il decreto interministeriale e le schede dei consolati italiani all’estero individuano una serie di requisiti comuni per l’ottenimento del visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto.

Requisiti soggettivi e professionali

  • Cittadinanza extra‑UE: il visto è rivolto a cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea.
  • Lavoro da remoto: il richiedente deve svolgere attività lavorativa sfruttando strumenti tecnologici che permettano di operare a distanza (smart working, lavoro online, consulenza da remoto, ecc.).
  • Attività altamente qualificata: occorre dimostrare una qualifica professionale elevata, tramite titolo di studio universitario, esperienze lavorative significative o iscrizione a professioni regolamentate.
  • Esperienza pregressa: è richiesta un’esperienza documentata di almeno 6 mesi nel settore dell’attività che si intende svolgere come nomade digitale o lavoratore da remoto.

Requisiti economici

  • Reddito minimo: il richiedente deve disporre di un reddito annuo non inferiore al triplo del livello minimo previsto per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria in Italia.
  • In base ai valori attualmente indicati (soggetti ad aggiornamenti periodici), questo reddito minimo si attesta indicativamente oltre i 25‑28.000 euro annui, da fonti lecite, con adeguamenti se si richiede il ricongiungimento familiare.

Requisiti assicurativi e alloggiativi

  • Assicurazione sanitaria: è obbligatoria una assicurazione sanitaria privata che copra cure mediche e ricovero ospedaliero nel territorio italiano per l’intero periodo di soggiorno richiesto.
  • Alloggio idoneo: occorre fornire documentazione che dimostri le modalità di sistemazione alloggiativa in Italia (ad esempio contratto di locazione, prenotazione alberghiera di lungo periodo, ospitalità documentata presso terzi).

Requisiti documentali sul rapporto di lavoro

  • Contratto di lavoro o collaborazione (per lavoratori da remoto): deve essere presentato un contratto o una offerta vincolante che preveda lo svolgimento di attività altamente qualificata in modalità da remoto, con datore di lavoro/committente in Italia o all’estero.
  • Documentazione dell’attività autonoma (per nomadi digitali): per chi lavora in autonomia, è necessario documentare la propria attività professionale (partita IVA, contratti di consulenza, portfolio clienti, ecc.) e la possibilità di svolgerla a distanza.

Dove e come presentare la domanda di visto

La domanda di visto per nomadi digitali/lavoratori da remoto si presenta presso il Consolato o l’Ambasciata italiana competente per il Paese di residenza del richiedente.

Le sedi consolari pubblicano sul proprio sito una scheda dedicata al visto per nomadi digitali con l’elenco dettagliato dei documenti richiesti e le procedure di appuntamento.

Tempistiche e prenotazione

  • In genere le rappresentanze italiane raccomandano di presentare la domanda almeno 15 giorni prima della data di viaggio, considerando che l’esame può richiedere fino a 90‑120 giorni a seconda dei casi.
  • La prenotazione dell’appuntamento avviene tramite i portali di prenotazione consolare (es. Prenot@mi) o secondo le indicazioni specifiche del consolato competente.

Documenti tipicamente richiesti dal consolato

Anche se l’elenco esatto varia da consolato a consolato, in base alle linee guida comuni emergono in genere i seguenti documenti:

  • Modulo di domanda per visto nazionale di tipo D, compilato e firmato.
  • Passaporto valido (con validità residua di almeno 3 mesi oltre la durata del visto richiesto, 2 pagine libere, rilasciato da meno di 10 anni).
  • Fototessera recente in formato passaporto.
  • Prova di residenza legale nel Paese in cui si presenta la domanda (titolo di soggiorno locale se necessario).
  • Documentazione che dimostri il possesso dei requisiti professionali: titoli di studio, attestati professionali, curriculum, eventuali iscrizioni ad albi.
  • Prove dell’esperienza lavorativa di almeno 6 mesi nel settore (contratti, lettere di referenza, buste paga, fatture, ecc.).
  • Contratto di lavoro o collaborazione, oppure documentazione dell’attività autonoma che dimostri la possibilità di lavorare da remoto e il carattere altamente qualificato delle mansioni.
  • Documentazione relativa all’alloggio in Italia (contratto di affitto, prenotazione alberghiera a lungo termine, dichiarazione di ospitalità).
  • Prova del reddito minimo annuo richiesto, tramite estratti conto, certificazioni fiscali, contratti con compensi, o altre prove di reddito lecito.
  • Assicurazione sanitaria valida in Italia per l’intera durata del soggiorno, che copra spese mediche e ospedaliere.
  • In alcuni casi, certificato penale o autocertificazioni che dimostrino l’assenza di condanne gravi o violazioni delle norme sull’immigrazione.

Le rappresentanze consolari possono richiedere documentazione aggiuntiva o convocare il richiedente per un colloquio e la raccolta dei dati biometrici (impronte digitali, foto).

Dopo il rilascio del visto: ingresso in Italia

Una volta ottenuto il visto nazionale D per nomade digitale o lavoratore da remoto, è possibile entrare in Italia nei limiti di validità del visto.

Il visto consente anche la libera circolazione nello spazio Schengen per soggiorni di breve durata (fino a 90 giorni su 180), ma la residenza principale deve restare in Italia durante il periodo di validità del permesso.

Obbligo di richiedere il permesso di soggiorno

Come per altri visti di lunga durata, entro 8 giorni lavorativi dall’ingresso in Italia il titolare del visto deve richiedere il permesso di soggiorno per “nomade digitale – lavoratore da remoto” presso la Questura competente per il luogo di dimora.

  • La procedura può avvenire tramite kit postale o direttamente presso l’Ufficio Immigrazione, secondo le eventuali indicazioni operative fornite a livello locale.
  • Alla domanda di permesso di soggiorno occorre allegare, in originale o copia vidimata, la stessa documentazione presentata al consolato per il visto (contratti, prove di reddito, assicurazione, alloggio), oltre alla ricevuta di pagamento dei contributi e alla marca da bollo.

Il permesso di soggiorno avrà durata massima di un anno ed è rinnovabile per ulteriori periodi, purché restino soddisfatti i requisiti di reddito, assicurazione, alloggio ed esercizio dell’attività da remoto.

Diritti e limiti durante il soggiorno

Il decreto e le analisi ministeriali chiariscono i principali diritti e obblighi dei nomadi digitali e dei lavoratori da remoto una volta ottenuto il permesso di soggiorno.

Attività lavorativa sul territorio italiano

Il titolare del permesso può svolgere in Italia l’attività da remoto indicata nel visto, mantenendo rapporti di lavoro o di committenza con soggetti esteri o italiani.

  • Per i nomadi digitali (autonomi) è normalmente richiesto di aprire una partita IVA in Italia se l’attività produce effetti fiscali rilevanti sul territorio (ad esempio clientela locale o presenza stabile di lungo periodo).
  • Per i lavoratori da remoto subordinati, restano fermi gli obblighi contributivi e previdenziali secondo la normativa applicabile e gli eventuali accordi internazionali: in assenza di accordi di sicurezza sociale, si applicano le regole italiane.

Codice fiscale e adempimenti fiscali

Il decreto prevede che ai nomadi digitali e ai lavoratori da remoto venga rilasciato il codice fiscale contestualmente al permesso di soggiorno, o comunque reso disponibile tramite i canali dell’Agenzia delle Entrate.

  • Il codice fiscale è necessario, tra l’altro, per registrare contratti di affitto, aprire conti correnti bancari, attivare utenze e adempiere agli obblighi fiscali in Italia.
  • La posizione fiscale del nomade digitale in Italia dipende dalla residenza fiscale (presenza sul territorio per più di 183 giorni l’anno e centro degli interessi) e dalle convenzioni contro le doppie imposizioni tra l’Italia e il Paese di origine.

Ricongiungimento familiare

Il decreto consente ai nomadi digitali e lavoratori da remoto in possesso dei requisiti (in particolare adeguato reddito e alloggio) di richiedere il ricongiungimento familiare per coniuge e figli, seguendo le procedure ordinarie previste dal Testo Unico Immigrazione.

Durata, rinnovo e cause di revoca

Durata del visto e del permesso

  • Il visto per nomadi digitali/lavoratori da remoto può avere una durata fino a 365 giorni.
  • Il permesso di soggiorno collegato è rilasciato anch’esso fino a un anno e può essere rinnovato se permangono i requisiti richiesti dal decreto (reddito, assicurazione, alloggio, attività lavorativa).

Rinnovo del permesso di soggiorno

Per il rinnovo, il titolare deve presentare domanda prima della scadenza, allegando nuovamente la documentazione che dimostri la continuazione del rapporto di lavoro o dell’attività autonoma, il mantenimento del reddito minimo richiesto, la copertura sanitaria e l’alloggio.

La Questura verifica anche il rispetto degli obblighi fiscali e contributivi, con la possibilità di chiedere chiarimenti e documenti aggiuntivi.

Revoca o diniego del rinnovo

Il permesso di soggiorno può essere revocato o il rinnovo può essere negato se vengono meno i requisiti fondamentali (perdita del lavoro senza nuova attività da remoto, reddito insufficiente, mancanza di assicurazione sanitaria, violazioni gravi delle norme sull’immigrazione o penali).

Confronto sintetico con altri motivi di ingresso

Per orientarsi meglio, è utile confrontare il motivo di ingresso come nomade digitale con alcune altre tipologie comuni (studio e lavoro subordinato tradizionale).

AspettoNomade digitale / remotoVisto studioLavoro subordinato “classico”
Quota Decreto FlussiFuori quota.Fuori quota.Di regola entro le quote, salvo categorie particolari.
Tipo vistoNazionale D nomade digitale / lavoro da remoto.Nazionale D per studio.Nazionale D per lavoro subordinato.
Requisito principaleLavoro da remoto altamente qualificato e reddito minimo elevato.Iscrizione a corso di studi riconosciuto e mezzi di sostentamento.Contratto di lavoro con datore italiano e nulla osta allo sportello unico immigrazione (salvo eccezioni).
Durata inizialeFino a 12 mesi, rinnovabile.In genere pari alla durata del corso, con rinnovi.Legata alla durata del contratto di lavoro.
Ricongiungimento familiareAmmesso con determinati requisiti.Ammesso in condizioni specifiche.Ammesso secondo la disciplina generale.

Suggerimenti pratici per organizzare il progetto di trasferimento

1. Definire il progetto professionale e verificare i requisiti

Prima di tutto è necessario chiarire il proprio ruolo (freelance, consulente, dipendente da remoto) e verificare di rispondere ai requisiti di alta qualificazione, esperienza di almeno 6 mesi nel settore e reddito minimo annuo richiesto.

Conviene raccogliere in anticipo CV aggiornato, attestati, contratti, lettere di referenza ed estratti conto bancari, così da avere un dossier coerente prima di contattare il consolato.

2. Scegliere la città italiana e valutare il costo della vita

Come per gli studenti, anche per i nomadi digitali la scelta della città è cruciale, perché costo della vita, affitti e infrastrutture cambiano molto tra una zona e l’altra d’Italia.

È utile sfruttare strumenti online (come Numbeo o simili) per confrontare affitti, trasporti, spese quotidiane e valutare l’accessibilità e la qualità della connessione internet, fondamentale per il lavoro da remoto.

3. Definire la strategia di alloggio

Per ottenere il visto è necessario dimostrare di avere un alloggio idoneo; nelle grandi città la ricerca può essere complessa e occorre prestare attenzione a possibili truffe, soprattutto nella contrattazione a distanza.

È consigliabile utilizzare piattaforme affidabili, rivolgersi a agenzie serie o, dove possibile, appoggiarsi a reti di expat e spazi di coworking che offrono soluzioni abitative per nomadi digitali.

4. Preparare l’assicurazione sanitaria

Poiché per questo motivo di ingresso è richiesta una polizza sanitaria privata che copra l’intero periodo di soggiorno, conviene confrontare con largo anticipo le offerte di compagnie internazionali e assicurarsi che la copertura sia espressamente valida in Italia e includa ricoveri ospedalieri.

Alcune guide segnalano anche il possibile accesso successivo al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) tramite iscrizione volontaria, ma per il visto resta comunque essenziale la polizza privata iniziale.

5. Contattare il consolato competente e fissare l’appuntamento

Ogni consolato pubblica istruzioni specifiche sul proprio sito; è buona prassi leggere con attenzione la pagina dedicata al “Visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto” e, in caso di dubbi, scrivere direttamente all’ufficio visti prima di presentare la domanda.

La prenotazione dell’appuntamento va fatta con largo anticipo, tenendo conto dei possibili tempi d’attesa per la valutazione della pratica (fino a 90‑120 giorni in alcuni casi).

6. Presentare la domanda di visto con dossier completo

Il giorno dell’appuntamento è importante presentarsi con una documentazione ordinata e completa, evitando lacune che possano causare richieste integrative o dinieghi.

Oltre ai documenti standard (modulo, passaporto, foto, prova di residenza, assicurazione, alloggio, reddito), è utile predisporre una breve descrizione scritta del proprio progetto professionale da remoto in Italia, facilitando la comprensione del dossier da parte del funzionario consolare.

7. Organizzare l’arrivo in Italia e i primi adempimenti

Ottenuto il visto e pianificato il viaggio, è bene ricordare che entro 8 giorni lavorativi dall’arrivo sarà necessario avviare la procedura per il permesso di soggiorno; informarsi in anticipo sulle modalità operative della Questura competente aiuta a evitare ritardi.

Nei primi giorni può essere utile richiedere il codice fiscale presso l’Agenzia delle Entrate (se non già attribuito) e aprire un conto bancario locale per gestire pagamenti, affitti e adempimenti fiscali.

8. Gestire aspetti fiscali, previdenziali e professionali

Una volta stabiliti in Italia, i nomadi digitali devono inquadrare correttamente la propria posizione fiscale e previdenziale: a seconda della durata della permanenza e dei legami con il Paese di origine, possono sorgere obblighi fiscali in Italia, oltre che eventuali iscrizioni alla previdenza italiana in assenza di accordi bilaterali.

Spesso è consigliabile consultare un consulente fiscale o del lavoro esperto di mobilità internazionale, per evitare doppi prelievi o inadempienze sia in Italia sia nel Paese di origine.

Conclusioni operative

Il motivo di ingresso in Italia come nomade digitale o lavoratore da remoto offre un canale dedicato, flessibile e fuori dalle quote per professionisti extra‑UE che vogliono vivere e lavorare da remoto nel Paese, ma richiede requisiti stringenti in termini di qualifiche, reddito e coperture.

Una pianificazione accurata delle varie fasi (progetto professionale, scelta della città, dossier per il visto, permesso di soggiorno e adempimenti fiscali) permette di ridurre gli imprevisti burocratici e di concentrarsi sull’obiettivo principale: lavorare da remoto godendo della qualità della vita italiana nel rispetto pieno delle regole.

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